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L'abbraccio di Libera a Tiberio Bentivoglio
post pubblicato in storie marginali, il 9 febbraio 2012


 9 febbraio 2010: un anno fa l'attentato a Tiberio Bentivoglio.
Tiberio Bentivoglio è un imprenditore reggino che, da anni, ribadisce il suo no al pizzo.
"Il pizzo non è una semplice richiesta di soldi" spiega nella storia consegnata a Daniela Pellicanò. Il pizzo è una richiesta di autirità: se paghi significa che riconosci di essere servo di un padrone diverso da te stesso.
Un anno fa l'attentato. Ma la storia di Tiberio è lunga e difficile. Un percorso doloroso affrontato con la sua famiglia, ma con tutto il resto del mondo contro: lo Stato che non ti tutela abbastanza ma pretende quando arriva il proprio turno, gli istituti finanziari che non distinguono il motivo per il quale una persona perbene, d'un tratto, diventa morosa. Persino la Chiesa ti lascia se le tue azioni danno il cattivo esempio.  E Tiberio Bentivoglio è decisamente, un cattivo maestro per i "valorosi delinquenti" che controllano il territorio, un paese, una provincia, una intera regione.
Sto leggendo la sua storia. Me l'ha fatta avere un amico giornalista. Sono a metà. Sono arrivata a un punto in cui posso tirare un sospiro di sollievo. Ancora qualche pagina e Tiberio incontrerà Libera, l'Associazione contro le mafie fondata da don Ciotti. Nel corso della lettura prendo i miei appunti per un'intervista che mi piacerebbe fargli. E penso che sarebbe un insegnante perfetto.

LE PERSONE CHE MI SONO VICINE
post pubblicato in (bi)sogni, il 9 febbraio 2012


 Da qualche giorno ce l'ho con il mondo.
Fa freddo e io non sono in forma.
Da qualche anno su cento telefonate che ricevo 99 non sono propriamente di amicizia. Per lo più sono rogne, matasse di vari colori da sbrogliare  e da suddividere certosinamente in vari gomitoli, aghi da trovare nei pagliai. Almeno l'odore della paglia mi fa sentire meglio.
Questa cosa, se prima mi faceva sentire orgogliosa, adesso sta cominciando a pesarmi e impensierirmi: perché perfetti sconosciuti recuperano il mio numero di telefono e mi espongono problemi, mi chiedono consigli, mi caricano di responsabilità che non posso e/o non voglio prendermi.
Ogni tanto ho delle soddisfazioni come un grazie con gli occhi che brillano, un messaggio di congratulazioni, una mail che non mi aspetto e mi fa commuovere.
A parte qualcuna di queste sporadiche manifestazioni di gratitudine e, in alcuni casi, di affetto, c'è il deserto intorno. Le persone che mi sono vicine in questo momento devo tenermele strette, cercando possibilmente di non soffocarle.
Conoscerne di nuove come loro sarebbe come vincere un terno al lotto.
Di persone buone ce ne sono sempre meno e anche io, mi rendo conto, divento ogni giorno più cattiva.


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Resistere resistere resistere
post pubblicato in (bi)sogni, il 8 febbraio 2012


Ho resistito quasi un mese alla giostra dei saldi.
Credevo di poterne fare a meno e di risparmiare in occasione di un viaggio.
Sono giorni piuttosto vuoti questi, in cui il freddo ti costringe a vedere il bicchiere mezzo vuoto e tutto ti dà fastidio, una collega che urla invece di parlare, piccole disattenzioni quotidiane, gli ecomostri, i ritardi dei treni, la soppressione dei treni, la sporcizia dei treni, le parole che non ti vengono, la dieta che non funziona, i capelli bianchi che si moltiplicano.
Da qualche settimana, ho cominciato, moderatamente a fare shopping. Cose utili, che indosserò per necessità: piumini, giubbotti, cappottini, pagati rigorosamente al 50%, e tailleur, un vero e proprio affare, e vestitino da indossare con magliori caldi e leggeri.
In momenti come questi l'inverno mi piace quasi, per quello che ti permette di indossare in barba al freddo. L'inverno è elegante, per questo non fa per me.
Anche oggi fa freddo. Ho sempre freddo e i termosifoni in ufficio non funzionano. Meno male che il mio mitico scaldino resiste, come sto facendo io da mesi a questa parte.
Ma stamattina c'è una novità: ha smesso di piovere e c'è il sole, nonostante il freddo.
Spero che la novità di oggi sia quella di sentire meno sciocchezze possibili e concentrarmi per fare al meglio il mio lavoro. O, almeno, provarci.
Buona giornata a tutti.

Fuori tema
post pubblicato in storie marginali, il 7 febbraio 2012


Oggi vorrei scrivere qualcosa e andare fuori tema.
E' inverno, fa freddo e di bianco davanti a me ci sono i gabbiani impazziti che si infilano nel cortiletto che si affaccia sul mio ufficio.
Se dovessi scrivere  dell'inverno scriverei che per scaldarmi penso alla cappa incandescente che si condensa nel mio soggiorno nei pomeriggi di luglio.
Fuori tema, non merito nemmeno la sufficienza. 
Sono a dieta da qualche giorno e questo argomento si presta, più degli altri, ad andare fuori tema.
Ho fame, non posso mangiare come vorrei, non posso cucinare e invitare gente come vorrei.
Per il resto passo molto tempo nel negozio di frutta e verdura, l'esercizio pubblico che preferisco, dopo le librerie ovviamente.
Il mio fruttivendolo prima di vendermi le verdure mi domanda cosa debba cucinare e, se non è convinto, non mi vende la roba.
E' un tipo taciturno e un po' burbero che sa di me il massimo indispensabile.
Il mio blog di carta è finito e ne ho recuperato un altro da qualche giorno. E' un blog di carta molto bello, con le mele , le pere le prugne, le ciliegie e i relativi fiori.
Ero stufa di quello prima che, a vederlo, mi fa molta pena, scopertinato, macchiato, unto e maltrattato.
I miei blog di carta sono tutti di una certa marca. Da qualche mese ho scoperto che il proprietario della azienda che produce blog di carta con fiori e conchiglie sia un parlamentare del PDL. Ho guardato nel mio armadio, nel punto in cui custodisco la mia collezione di blog di carta: 3, me ne sono rimasti tre.
Non si trovano dappertutto: gli ultimi li ho trovati in una cartoleria carissima di Firenze, i penultimi in un supermercato di La Spezia, i terzultimi in una libreria di Brescia.
Sono blog che girano l'Italia e il mondo visto che li porto sempre con me.
Come farò quando finirò la scorta? Riuscirò a fare un compromesso con me stessa?
Anche qui sono riuscita ad andare fuori tema, ne sono consapevole.
E anche un po' fiera. 


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QUALE DESTINO PER L'IMPIANTO ANSALDO BREDA DI REGGIO CALABRIA?
post pubblicato in storie marginali, il 25 gennaio 2012


 

S.E. sig. Ministro degli Interni

S.E. sig. Ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti

S.E. sig. Ministro della Coesione Sociale

S.E. sig. Ministro del Lavoro e Politiche Sociali

OGGETTO: destino dell’impianto Ansaldo-Breda di Reggio Calabria.

Abbiamo deciso di scrivere direttamente ai sigg.ri Ministri competenti dopo aver partecipato all’ennesima protesta dei lavoratori delle OMECA di Reggio Calabria.

Da mesi ormai le maestranze dell’Ansaldo Breda e delle altre società che operano dentro le OMECA, protestano; chiedono invano incontri istituzionali; fanno incontri a Roma con i vertici di Ansaldo-Breda, ma nessuno fino al momento ha spiegato con chiarezza quale sarà il destino dei circa 700 lavoratori impiegati nell’impianto. Non solo. Le notizie che arrivano confermano sempre più i timori: Ansaldo-Breda lascerà l’impianto reggino a giugno.

Addirittura si viene a sapere che è già pronto un piano industriale di una società terza che sarebbe pronta a rilevare l’impianto per realizzare, una volta convertite le tecnologie, un brevetto sempre ferroviario.

Ma anche questo piano industriale, stenta a trovare radicamento. Pare a causa del silenzio assordante della Regione Calabria. Ed è chiaro che per un’impresa non investe nel profondo sud per spirito pioneristico, ma per la presenza di fattori aggiuntivi. In Calabria il fattore aggiuntivo è rappresentato dai fondi comunitari (oltre all’alta qualificazione delle maestranze). Eppure per quanto si sa, nonostante vi sia stata una disponibilità della Provincia reggina, la Regione Calabria presieduta da Scopelliti, ex Sindaco del “Modello Reggio” (sic) ha dimenticato di destinare i fondi POR per lo sviluppo industriale per le OMECA.

Il chè significherà, non solo l’abbandono di Ansaldo-Breda, ma tarpare le ali ancor prima di iniziare all’unica possibile alternativa.

Già purtroppo la nostra terra è piena di dimenticanze.

Più volte, anche pubblicamente abbiamo sollecitato il sig. Prefetto ad assumere l’iniziativa per aprire un tavolo di concertazione che possa concretamente accendere i riflettori sul destino delle OMECA. Ma, evidentemente, il sig. Prefetto ha altre priorità in cima ai suoi pensieri (egr. sig. Ministro, alcune volte bisognerebbe che lo Stato verificasse meglio quale è il ruolo delle proprie propaggini periferiche).

Purtroppo Reggio non può contare sull’Amministrazione comunale. Da un decennio, infatti, gli amministratori reggini con a capo l’oggi Presidente della Regione ha saputo vendere molto fumo; ha sperperato le risorse della città; ma di occuparsi dei problemi reali di questo lembo di territorio estremo, nemmeno a pensarci.

Troppo basso è il livello politico-istituzionale del gruppo dirigente cittadino per poter aspirare in un colpo d’ala.

Ecco, perché sigg.ri Ministri è necessario un intervento alto ed autorevole.

Perché per una città del Sud è impensabile che chiuda l’unico impianto industriale esistente.

In una terra affogata dalla pressione mafiosa, lo Stato ha il dover di impedire una simile sciagura.

Perché le OMECA a Reggio rappresento un simbolo. L’unico baluardo industriale insediatosi dopo la II^ guerra mondiale a ed ha accompagnato l’evoluzione di Reggio per almeno 5 lustri. Ha consentito a tante famiglie di poter vivere a Reggio ha consentito a tanti giovani di non cadere nelle tentazioni proposte dalla mafia. Ha evitato a decine di reggini di essere costretti a prendere la valigia ed anzi di essere orgogliosi del proprio lavoro. Perché elemento questo da non sottovalutare, le maestranze delle OMECA sono altamente qualificate e sarebbe davvero un reato mandare alle ortiche una così alta professionalità.

Ecco perché sigg.ri Ministri, accompagnando le preoccupazioni dei lavoratori chiediamo un vs. autorevole intervento. Chiediamo un incontro urgente. Chiediamo che mettiate nelle vostre agende un’importante priorità: le OMECA di Reggio Calabria.

Aspettiamo fiduciosi una risposta.

Il segretario provinciale del PdCI

Avv.to Lorenzo Fascì

GIORNO DELLA MEMORIA 2012: IN CALABRIA LA STAFFETTA DELLA MEMORIA
post pubblicato in diario, il 24 gennaio 2012


 

GIORNO DELLA MEMORIA 2012 -
LA STAFFETTA DELLA MEMORIA:
DALL’UNIVERSITA’ ALLE SCUOLE PER NON DIMENTICARE

Da martedì 24 a venerdì 27 gennaio si rinnova l’appuntamento del Memoria-Meeting, la tradizionale rassegna culturale incentrata sui temi forti della storia e della memoria del Novecento, che giunge quest’anno alla sua XXIV edizione. Ventiquattro anni di convegni, conferenze, spettacoli, incontri con testimoni, mostre, presentazioni di libri, musiche, proiezioni e performances – tutti caratterizzati da uno standard qualitativo di alto profilo – hanno fatto ormai del Memoria-Meeting un evento assai apprezzato a livello nazionale, nonché la più longeva manifestazione culturale italiana incentrata sulle tematiche della storia e della memoria. Il Memoria-meeting, che è promosso dalla Fondazione Ferramonti di Cosenza in stretta collaborazione con l’Università della Calabria, è divenuto anche – a partire dal 2001 – un modo diverso di onorare la ricorrenza del Giorno della Memoria, un laboratorio culturale che si sviluppa e si rinnova, di anno in anno, in sinergia con le istituzioni scolastiche e le realtà culturali che operano sul territorio e sono interessate all’analisi del complesso rapporto fra storia, memoria e società contemporanea.

Sin dalla prima edizione, l’idea portante di questa rassegna è stata quella di offrire un’occasione di “incontro” (è questa, del resto, la principale accezione del termine meeting) tra culture ed esperienze. Ma anche quella di favorire una maggiore presa di coscienza sul passato scomodo e rimosso, attraverso un’interazione di tipo nuovo con la storia e la memoria.

Per l’edizione 2012 la staffetta della memoria partirà il pomeriggio del 24 gennaio dall’Unical con il seminario “Gli usi politici della nostalgia”, organizzato dalla Facoltà di Scienze politiche in collaborazione con la Fondazione Ferramonti, in riferimento ad un recente studio curato da Rolf Petri (Nostalgia. Memoria e passaggi tra le sponde dell’Adriatico). Dopo i saluti del preside di Scienze politiche Guerino d’Ignazio, interverranno Paolo Jedlowski, Alberto Ventura, Antonella Salomoni, Lorenzo Migliorati, Olimpia Affusoe lo stesso Petri.

La staffetta della memoria passerà, poi, alla Libreria Ubik di Cosenza dove, alle 18 del 26 gennaio, verrà presentato il libro Lettere di Ernst Bernhard a Dora Friedländer dal campo di internamento di Ferramonti e Lettere di Dora da Roma (1940-1941), presenti gli storici Carlo Spartaco Capogreco (presidente della Fondazione Ferramonti) e Klaus Voigt (della Technische Universität di Berlino). Il libro, curato da Luciana Marinangeli per i tipi di Nino Aragno, presenta al pubblico il carteggio intercorso tra il grande terapeuta ebreo Ernst Bernhard – colui che introdurrà in Italia la psicoterapia junghiana – e la propria compagna: internato in Calabria, Ernst scrive, in un italiano zoppicante, centoquaranta lettere che ci danno di lui un ritratto inedito e documentano, tra l’altro, il grande coraggio e l’intelligente strategia di resistenza che ha saputo trasmettere all’amata Dora, rimasta sola e impaurita a Roma.

Il Memoria Meeting si concluderà il 27 gennaio con un seminario di studi, a partire dal volume “Gli ebrei in Albania sotto il fascismo. Una storia da ricostruire”, edito dalla Giuntina, che si terrà nel Liceo Ginnasio di San Demetrio Corone. La scelta del luogo non è casuale: il Meeting dedica il Giorno della Memoria alle comunità italo-albanesi nella capitale culturale della minoranza arbëreshe. I saggi presenti nel volume approfondiscono una pagina di storia finora trascurata: la condizione degli Ebrei in Albania, dal Regno di Zog fino all’invasione italiana e all’armistizio dell’8 settembre. La giornata avrà inizio con i saluti del dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Antonio Iaconianni, del sindaco Cesare Marini, dell’assessore provinciale Maria Francesca Corigliano, del vice prefetto Di Martino, dell’Ispettore Miur Francesco Fusca e dell’Assessore regionale alla Cultura Mario Caligiuri. Interverranno quindi Carlo Spartaco Capogreco – in qualità di coautore del volume “Gli ebrei in Albania sotto il fascismo” –, l’ambasciatore Mario Bova, presidente dell’Associazione “Occhio Blu” per le relazioni culturali italo-albanesi, Francesco Altimari, prorettore dell’Università della Calabria, Shaban Sinani, responsabile del Centro studi albanologici di Tirana e Giovanni Cimbalo, dell’Università di Bologna.

Il Memoria Meeting 2012 si avvale del patrocinio del Ministero dell’Istruzione, Regione Calabria, Provincia e Comune di Cosenza, Università della Calabria, Unione delle Comunità ebraiche italiane, ed è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Sociologia dell’Unical, la Fondazione Unical “F. Solano”, la Libreria Ubik di Cosenza, il Liceo “Marini” di San Demetrio Corone, l’Osservatorio “Ossidiana”.

Buon anno a tutti
post pubblicato in (bi)sogni, il 31 dicembre 2011


Oggi pomeriggio ho sentito un forte bisogno di andare in chiesa e pregare.
Il 2011 se ne va e posso dire che è stato un bell'anno.
A occhi chiusi mi tornavano, una dopo l'altra, i fotogrammi del mio viaggio - studio in Israele e per sempre, nella mia vita, il 2011 sarà collegato a quelle immagini.
Se un giorno i miei figli mi chiedessero cosa ho fatto nel 2011 io risponderei semplicemente: "Ho fatto un viaggio in Terra Santa e sono tornata un'altra".
E queste sono le cose che mi hanno resa più felice:
la nascita della Micrì,   i miei nipoti, il premio di Gioia, l'ospitalità di Bianca, il ricordo di Ciro, il succo di melagrana del piccolo Ahmed, le pizzelle di Maria, l'attenzione di Stefano, la cena con Nadia a piazza Marina, il letto che mi hanno ceduto due piccole compagne, le battute di A e di M, la mala cumparsa del gruppo di prof, i messaggi di L, di S, di A, l'affetto di L e A, i confetti di Sulmona, i versi che ho scritto, lo studio e il concorso, Cecità di Saramago, la caduta del dittatore de noantri, la creatività di mia cugina Gio, il sorriso di Yiftach e tutte le persone che ho incontrato e mi hanno lasciato qualcosa di bello.
E queste le cose che mi hanno resa meno felice:
le lacrime inutili, l'insonnia, la  scelta della solitudine, la paura di non farcela, l'indecisione, la corruzione, le bugie e le ingiustizie e tutte le persone che ho incontrato e che mi hanno lasciata qualcosa di brutto.
Buon anno per tutto a tutti.



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Non voglio più attendere
post pubblicato in (bi)sogni, il 27 dicembre 2011


Dell'ultimo post mi manca la temperatura.
Era una bella giornata di sole quella in cui abbiamo manifestato contro la Centrale a carbone di Saline.
Oggi sono nera, nera nera come il carbone. Fa troppo vento per fare una passeggiata in riva al mare, è troppo presto per pranzare e poi, comunque, non avrei fame.
Ecco ... una di quelle giornate in cui o hai il privilegio di stare a casa e staccare tutto- gas, acqua, corrente elettrica, telefono - o fai finta di niente e cerchi di ingoiare il rospo della rabbia.
E' il periodo più s... dell'anno, quello in cui divento più vecchia e si fanno i bilanci. Nella mia vita tutto si è concentrato in periodi ben definiti: la felicità e il dolore, la voglia di scappare e quella di restare, il dinamismo e la depressione, la cresta dell'onda e l'abisso.
Che strano... nel momento in cui ho concepito il desiderio di scrivere sul blog non avevo certo concepito un post del genere. E' da settembre che non scrivo seriamente: niente poesie, niente racconti, pochi articoli più per rispondere alla mia coscienza che alla mia esigenza di scrittura.
Sono tornata dalla Terra Santa con questo handicap: non riesco più a scrivere. In questi mesi sono riuscita a fare una cosa che, in genere, mi riesce malissimo: aspettare.
Io che ho persino anticipata il momento del mio venire al mondo, da qualche mese, attendo.
Sono nel limbo dell'attesa. E cosa attendo? Tante cose.
Che mi passi la sbornia di un amore impossibile e pericoloso, che qualcosa cambi, che riesca a dimagrire, che ritorni a essere quella di prima.
Attendo soprattutto la febbre che mi prende quando scrivo.
Perché se non scrivo non vivo. E se non vivo non posso scrivere.
Ho cominciato adesso, ho cominciato così.
Non è un incipit da premio Nobel, ma è pur sempre qualcosa.
Nel momento dell'anno in cui ciascuno di noi attende qualcosa o qualcuno, io penso che non serve più aspettare: né qualcosa, né qualcuno, né l'ispirazione, né l'affetto.
Attendo da tre mesi. Adesso non voglio più attendere.


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MARKUS KELLER: DAL CANTONE DEI GRIGIONI ALLA CALABRIA PER DIRE NO AL CARBONE
post pubblicato in diario, il 7 novembre 2011


 

CENTRALE A CARBONE DI SALINE. DAL CANTONE DEI GRIGIONI ALLA CALABRIA PER DIRE NO AL CARBONE.

INTERVISTA A MARKUS KELLER, LEADERE DELL’ASSOCIAZIONE “ZUKUNFTSTATTKOHLE”

Fino a pochi mesi fa Markus Keller non sapeva nemmeno dell’esistenza di un paese nel profondo Sud Italia che si chiama Saline Joniche, frazione marittima del Comune collinare di Montebello Jonico. Non era a conoscenza che, negli ultimi anni, ha attecchito il progetto di costruire una centrale a carbone, portato avanti da un investitore e sostenuto da qualche amministratore locale. Markus Keller di mestiere fa l’assistente sociale e fino a pochi mesi fa non sapeva che il suo destino di cittadino svizzero del cantone dei Grigioni è legato al destino dei calabresi del sud, senza averlo scelto. Sud chiama Nord e Nord accorre. Il tam tam lanciato su internet dalla rete del No alla centrale al carbone giunge fino al cantone dei Grigioni, fino a Markus. Il Consorzio SIPI, Saline Ioniche Progetto Integrato, ha venduto al consorzio SEI il terreno dell’ex Liquichimica per costruire una centrale a carbone, nonostante il parere negativo del Ministero del Beni Culturali, della Regione Calabria e della Provinciadi Reggio Calabria e della maggioranza dei sindaci della provincia reggina, che hanno deliberato contro. Quando si perde la memoria deih, si accanisce lo scempio. Ieri Liquichimica, oggi centrale a carbone. Sì, ma cosa c’entra Markus? La SEI fa capo alla società svizzera Repower. La sede della Repower si trova nel cantone dei Grigioni, nel cantone di Markus. Come dire che la Sei, nel cantone dei Grigioni, nel cantone di Markus, è di casa. Ma da casa propria rischia lo sfratto, visto che la popolazione dei Grigioni non è d’accordo con il progetto di sviluppo che la società propone. “La Repower non accetta il no delle istituzioni: quello che le interessa sono il lucro e il profitto”. Sotto il sole famelico dell’ultimo sabato di ottobre si snoda il presidio del No al carbone. C’è anche Markus, per la prima volta in Calabria. Dentro una maglietta nera come il carbone ma scritta con inchiostro bianco come le colombe spiega che il governo del suo cantone siede nel consiglio di amministrazione di Repower: circa l’85% delle azioni è posseduto da società pubbliche o a capitale pubblico, di cui il 46% proviene dal Cantone dei Grigioni a seguito della cessione di parecchie delle centrali idroelettriche presenti sul territorio. Tra gli azionisti si contano anche Francia, Germania, comunità locali e reti istituzionali. Il Governo dei Grigioni non si è mai espresso contro la Repower: nessuno poteva criticarla. Ma con la faccenda della SEI anche il Governo ha aperto gli occhi. Di recente il presidente del Governo dei Grigioni Martin Schmid ha criticato con fermezza le scelte aziendali della Repower . “Uno Stato democratico come la Svizzera fa delle sciocchezze all’estero” dice Markus ai manifestanti. Sì, perché il cantone dei Grigioni ha le idee molto chiare in patria: si è impegnato a ridurre le emissioni di Co2. Markus vive in un territorio fortemente influenzato dal cambio climatico: se le temperature si alzano oltre la soglia, i ghiacciai si ritirano. Il Cantone dei Grigioni ha forzato il Governo a fare un referendum. L’associazione “Zukunftstattkohle”, Futuro senza carbone, ha raccolto 4427 firme che sono state depositate il 19 ottobre presso la Cancelleria di Stato del Cantone dei Grigioni. Qattromilaquattrocentoventisette firme necessarie alla petizione popolare “Sì all’energia pulita, no al carbone”, primo passo per bloccare la costruzione di centrali a carbone a Saline Joniche nell’Italia del Sud, e a Brunsbuttel nella Germania del Nord. Il Cantone dei Grigioni è contro uno sviluppo che ha il carbone come presupposto.L’ultimo sondaggio attesta il 70% della popolazione sul fronte del no al carbone. Ora il Parlamento ha un anno di tempo per vagliare le istanze sottese al referendum e e decidere se indire o meno il referendum “La proposta che la comunità fa al governo è di impegnarsi per impedire investimenti nel carbone. “La Repower ha la sede principale nel cantone dei Gririgioni. Se la comunità grigionese dice il suo no convinto contro le attività della Repower non può andare contro: sarebbe un atteggiamento in contrasto con la democrazia” sostiene Markus. In attesa che il governo si pronunci l’associazione “Zukunftstattkohle” realizza attività di global watch e bank watch. “Le azioni di resistenza civile alla logica del profitto hanno un senso se ognuno di noi prende decide che sviluppo dare al proprio futuro”. E’ la prima volta di Markus in Calabria e non può fare a meno di notare un particolare: “Tanta gente sta aspettando che lo Stato faccia, che lo Stato dia. La Calabria è una delle regioni più povere, nonostante la ricchezza naturale, culturale e storica”. Markus cita il Parco d’Aspromonte, al borgo di Pentedattilo, abbandonato alla fine degli anni Cinquanta che sta vivendo una fase di rinascita.. Niente succede se le azioni non sono supportate dalla volontà d cambiare. La Svizzera ha detto no alle centrali nucleari e ne ha decretato la dismissioni entro 20 – 25 anni. Questo comporta una ristrutturazione non solo economica, ma anche politica e sociale. Comporta delle proposte alternative. Ci sono delle scelte da compiere. Gli ultimi 30 anni sono stati controllati da grandi imprese che avevano interesse nel nucleare, come la Repower. Oggi che il nucleare è stato messo al bando la Repower punta sul carbone. “Sono ottimista. Italia, Svizzera e Germania hanno intrapreso una lotta comune contro il carbone e l’arroganza della SEI. Lo slogan che ci accomuna è Noi siamo Repower, la Repower appartiene a noi. Ma anche la politica è coinvolta: i partiti che hanno detto no a una logica di sviluppo basata sullo sfruttamento delle risorse sono stati premiati”. Markus Keller si riferisce all’elezione di due rappresentanti cantonali all’Assemblea di Berna, Josias Gasser, imprenditore vicino ai Verdi-Liberali, e Silvia Semadeni, socialista e presidente dell’associazione Pro Natura, entrambi oppositori del carbone.“Sono sicuro che tanti piccoli Davide, in Italia, Svizzera, Germania, riusciranno a sconfiggere un solo Golia” conclude Markus Keller.

Maria Natalia Iiriti

Pensieri di tishrit
post pubblicato in (bi)sogni, il 1 novembre 2011


Sono tornata.
Sono stanca.
Ho fatto una doccia lunga mezz'ora.
Sono già a letto.
Non scrivo da un mese e mezzo.
Lo faccio adesso.
Forse non è il momento migliore.
Ma lo faccio lo stesso.
Perché io sono una donna ostinata.
Una stupida donna ostinata.
Concede agli altri le possibilità di ricredersi che nega a se stessa.
E' curiosa di vedere dove possa arrivare la gente.
Ma gli amici... quelli sono un altro paio di maniche.
Gli amici per la stupida donna ostinata sono come un arto: un braccio, una gamba.
Sono stanca.
Stanca di dimostrare.
Stanca di non essere mai all'altezza.
Sono stanca di spiegare e non essere compresa.
Per il mio amico non sarò mai all'altezza di un abbraccio e di una vera confidenza.
Perché io non appartengo al popolo eletto.
Non entrerò mai nel suo cerchio magico, mai sarò sotto il suo manto.
Vorrei dormire con il popolo eletto per imparare dai suoi respiri.
Ma si è fatto tardi, ho esaurito il sonno e i sogni, i suoi capelli sono diventati grigi.
Io che non possiedo mezze misure ospito nella selva che copre gli occhi capelli bianchi accanto ai riflessi rossi che mi porto dietro dall'infanzia.
Stiamo diventando vecchi ma non ancora grandi.
Non siamo eterni e nemmeno Padreterni.
Ma tutto questo non riesco a spiegarglielo e lui è troppo impegnato a recitare preghiere e a rispettare precetti per starmi a sentire.
Non ha bisogno della mia amicizia.
Si accontenta di poco.
Sono stanca.
Per questo sono a letto.
Participi passati
post pubblicato in (bi)sogni, il 16 settembre 2011


Il participio passato di permanere non è permanuto.
E nemmeno permasto.
Il participio passato di permanere  è permaso.
Volevo parteciparvi questo participio.
Buona giornata.

La banda giovanile calabrese fiore all'occhiello di politici distratti
post pubblicato in (bi)sogni, il 15 settembre 2011


Mentre l'assessore regionale alla cultura promette che i beni confiscati ai mafiosi saranno utilizzati per iniziative educative e didattiche un boss mafioso evade dall'ospedale di Locri. La cosa mi inquieta molto e non so dare una risposta a questa mia inquietudine. Allora cerco di scaricare il cervello di questa giornata tanto inutile quanto istruttiva e, mentre controllo a che punto è il risultato della ceretta fatta una settimana fa, e mentre mi chiedo se non sia ora di fare una manicure, rifletto, scavo nei miei ricordi. E ricordo. E capisco. A Locri i beni confiscati alla mafia, che dovrebbero servire a implementare attività educativo - didattiche sono proprio dove le famiglie degli uomini di rispetto assicurati alla giustizia risiedono. Parola dell'allora sindaco. Che lo raccontava ridendo, allorquando i genitori di bambini di scuola dell'infanzia chiedevano se ci fossero degli stabili alternativi a quelli adibiti a scuola, fatiscenti e, in alcuni casi inagibili.
Bambini, venite parvulos. Ecco perché le parole dell'assessore non mi convincono. Riempiamoci la bocca e mandiamo gli studenti, i docenti, i capi di istituto a affrontare i mafiosi.
Lo trovo profondamente inopportuno e profondamente vigliacco. Oltre che chiaramente rischioso.
Non è vigliaccheria, è realismo. E mentre conto i capelli bianchi che nell'ultimo mese di agosto mi ornano la testa, penso che non ho lottato abbastanza per scacciare fuori i mercanti dal tempio, i boia dalle aule di giustizia, che non ho tolto il piffero dalle labbra del pifferaio magico, o l'ago e il filo ai furbi sarti che cuciono il vestito per l'imperatore sciocco.
Ed ecco che l'orchestra giovanile calabrese diventa un coro, anzi una banda sulla bocca di chi ci rappresenta. E l'ufficio stampa, l'organo di informazione, che si sa, è potere, viene affidato a chi non è iscritto all'Albo dei giornalisti.
L'assessore presenta il libro verde della scuola calabrese e intanto la mia amica  se ne va a Milano. "Qui non c'è futuro. Ho bisogno di costruirmi". E quando le chiedo se ci ha pensato bene, se non le peserà lasciare il suo fidanzato mi risponde. "Intanto comincio io, poi mi seguirà".
Cosa pensa un amministratore, un uomo di scuola,un dirigente quando gli dicono che l'anno scolastico 2011/2012 comincia con 1033 docenti in meno? Cosa pensa quando legge dati come questi? E cosa pensa il resto del mondo quando sente che, per risolvere il caso di 1000 precari calabresi la Regione Calabria ha investito 9 milioni di euro? 9 milioni, che a persona quanto fanno? Penso che noi cittadini calabresi non ci vogliamo bene abbastanza, che non curiamo abbastanza, che non ci nutriamo abbastanza.
Caro assessore, la democrazia, non è una ideologia, come sostieni tu.La democrazia è un impegno, una scelta. Io sto dalla parte dell'impegno e della scelta.
Ho bisogno di democrazia per la mia terra.
E siccome oggi ho visto galleggiare tanti nella cacca, ho bisogno di una doccia.
Ho comprato un bagnoschiuma al melograno, perché da quando sono tornata, soffro il mal d'Israele.
Un bagno al melograno è quello che mi ci vuole.

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